
Quando si ascolta un brano come “Save Your Tears” o “Faith”, la domanda sorge abbastanza presto: quale posto occupa realmente la religione nell’universo di Abel Tesfaye? La spiritualità di The Weeknd attraversa i suoi album senza mai ridursi a uno slogan. Si trovano riferimenti biblici, visivi oscuri, testi di pentimento, a volte nello stesso brano.
Ortodossia etiope: la confessione rivendicata da The Weeknd
Prima di parlare di videoclip o simboli, è necessario porre un fatto spesso sommerso nelle speculazioni dei fan. Secondo la scheda artista di Chic Radio Hits, Tesfaye afferma di essere di confessione ortodossa etiope. Non si tratta solo di una questione di educazione familiare: si tratta di una auto-dichiarazione religiosa.
Questa precisazione cambia la lettura del suo lavoro. La Chiesa ortodossa etiope (Tewahedo) ha i suoi propri riti, la sua liturgia in ge’ez, un calendario distinto e una tradizione monastica molto antica. Quando si approfondisce la religione di The Weeknd, si supera rapidamente il quadro del “cristiano nordamericano medio”.
Nato a Toronto da genitori immigrati etiopi, Abel Tesfaye è cresciuto in un ambiente dove questa fede strutturava il quotidiano. Le discussioni su Reddit oscillano tra “è ebreo?”, “è satanista?”, “è ateo?”, ma la sua confessione ortodossa etiope rimane l’unica dichiarazione documentata.
Riferimenti religiosi nei testi di The Weeknd: oltre la provocazione

Si potrebbe stilare un inventario interminabile delle allusioni bibliche nella discografia di The Weeknd. L’approccio più utile consiste nell’isolamento dei registri ricorrenti e nella comprensione di cosa traducano concretamente.
Pecato, colpa e redenzione
Il trittico peccato-colpa-redenzione costituisce l’ossatura narrativa di diversi album. In “After Hours”, il personaggio centrale vaga in una notte che assomiglia tanto a Las Vegas quanto a un purgatorio. I testi evocano la caduta, l’eccesso, poi una forma di lucidità dolorosa.
La colpa in The Weeknd non è mai astratta, è sempre legata a atti precisi: dipendenza, tradimento, incapacità di amare. Non si tratta di un discorso teologico, è una testimonianza cruda filtrata attraverso la griglia religiosa della sua educazione.
Dio come interlocutore, non come concetto
In diversi brani, The Weeknd si rivolge direttamente a Dio. Non per fare catechesi, ma come si parlerebbe a qualcuno che si è deluso. Questo registro dialogico distingue i suoi testi da quelli di artisti che utilizzano la religione come semplice decorazione estetica.
I fan notano infatti questa costanza. Sul subreddit r/TheWeeknd, diverse discussioni evidenziano che i suoi riferimenti alla fede non servono mai come punchline, ma strutturano realmente la tensione drammatica dei suoi album.
Immaginario oscuro e accuse di satanismo: cosa mostrano realmente i videoclip
È il punto che torna più spesso sui social media. Croci rovesciate, maschere insanguinate, visivi di discesa agli inferi: The Weeknd utilizza un immaginario che alcuni fan interpretano come satanico.
In pratica, la lettura è più sfumata. Ecco gli elementi concreti da considerare:
- I visivi di “After Hours” e “Dawn FM” si inseriscono in una narrazione sulla morte e la rinascita, non in un culto. Il personaggio muore simbolicamente per rinascere trasformato da un album all’altro.
- L’immaginario oscuro attinge al cinema horror degli anni ’80 (John Carpenter, David Cronenberg) tanto quanto a qualsiasi registro occulto. The Weeknd cita regolarmente queste influenze visive.
- Le accuse di satanismo provengono per lo più da commenti su TikTok e YouTube, senza supporto sulle dichiarazioni dell’artista stesso.
I feedback variano su questo punto: alcuni fan ortodossi etiopi considerano questi visivi come una provocazione incompatibile con la fede, altri vi vedono una rappresentazione onesta della lotta interiore tra tentazione e pentimento.

Evoluzione spirituale di The Weeknd: da “Trilogy” a “Hurry Up to Tomorrow”
Ciò che rende interessante il caso di The Weeknd è che la sua relazione con la spiritualità evolve da un album all’altro. Non si parla di un artista bloccato in una postura.
Nelle mixtape di “Trilogy” (2011-2012), la religione appare soprattutto in filigrana. Il personaggio vive nell’eccesso e nella notte, e Dio è colui che si è lasciato alle spalle. La fede funziona come uno sfondo culturale, non come un tema frontale.
Con “After Hours” (2020), il registro cambia. I riferimenti diventano più diretti, la nozione di giudizio più presente. Il personaggio non fugge più dalla religione, la affronta.
“Dawn FM” spinge la riflessione ancora più in là mettendo in scena un purgatorio radiofonico. L’intero album funziona come un attraversamento tra la morte e ciò che viene dopo, con riferimenti espliciti alla luce, al passaggio e alla redenzione.
Per “Hurry Up to Tomorrow”, le analisi recenti puntano verso una critica più consapevole delle istituzioni religiose, pur mantenendo una fede personale. The Weeknd sembra distinguere la spiritualità individuale dalla religione organizzata, una posizione coerente con il suo percorso di bambino della diaspora etiope in Canada.
Credenze di The Weeknd e identità etiope: un legame strutturante
Non si può comprendere la spiritualità di The Weeknd senza collegarla alla sua identità etiope. La fede ortodossa Tewahedo non è una semplice scelta confessionale nella cultura etiope, è un marcatore identitario profondo.
Diverse elementi concreti illustrano questa connessione:
- The Weeknd canta in amarico in alcuni passaggi, lingua liturgica della comunità ortodossa etiope.
- Il suo nome d’arte stesso (abbandonare il suo cognome Tesfaye per un soprannome) evoca una rottura con i codici familiari, pur tornando costantemente su di essi nei suoi testi.
- La tematica dell’esilio, della perdita di riferimenti culturali e del ritorno alle radici attraversa la sua discografia e si collega direttamente all’esperienza della diaspora etiope a Toronto.
La religione di The Weeknd non è un accessorio di marketing. Essa affonda le radici in una storia familiare, una comunità, una liturgia precisa. Ridurla a “simboli nei videoclip” significa perdere di vista ciò che struttura realmente la sua arte.
Abel Tesfaye rimane discreto in intervista sulle sue pratiche religiose attuali. Ciò che si osserva nella sua musica è una tensione costante tra la fede ereditata e la vita che descrive. I suoi album oscillano tra pentimento e ricaduta, e questa dualità sembra costituire il motore stesso della sua scrittura.